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mercoledì 16 marzo 2011

Passo del libro "Il sergente nella neve"

Venne anche il giorno di Natale. Sapevo che era il giorno di Natale perché il tenente, la sera prima, era venuto nella tana a dirci: "È natale domani!".
Lo sapevo anche perché dall'Italia avevo ricevuto tante cartoline con alberi e bambini.
Una ragazza mi aveva mandato una cartolina in rilievo con il presepio e la inchiodai sui pali di sostegno del bunker.
Sapevamo che era Natale. Quella mattina avevo finito di fare il solito giro delle vedette. Nella notte ero andato per tutti i posti di vedetta del caposaldo e ogni volta che trovavo fatto il cambio dicevo "Buon Natale!". Anche ai camminamenti dicevo "Buon Natale", anche alla neve, alla sabbia, al ghiaccio del fiume, anche al fumo che usciva dalle tane, anche ai russi, a Mussolini, a Stalin.
Renzo Ranieri

domenica 13 marzo 2011

Un anno sull'Altipiano

<<L'ufficiale austriaco accese una sigaretta. Quella sigaretta creò un rapporto improvviso fra lui e me. Fu un attimo. Il mio atto del puntare, ch'era automatico, divennne ragionato. Dovetti pensare che puntavo, e che puntavo contro qualcuno. L'indice che toccava il grilletto allentò la pressione. Pensavo. Ero obbligato a pensare. Avevo il dovere di tirare. E intanto non tiravo. Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Avrei potuto sparare mille colpi a quellla distanza, senza sbagliarne uno. Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo! Ne distinguevo gli occhi e itratti del viso. La luce dell'alba si faceva più chiara ed il solo si annunziava dietro la cima dei monti. Tirare così, a pochi passi, su un uomo... come su un cinghiale!! Uccidere un uomo, così, è assassinare un uomo. Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico. Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo. In me s'erano formate due coscienze, due individualità, una ostile all'altra. Dicevo a me stesso: "Eh! Non sarai tu che ucciderai un uomo, così!">> ( da p. 136 a p. 138)

Passo significativo "Il sergente nella neve"

Un alpino della mia vecchia squadra,A..., non ne poteva più; era da poco tornato dall'ospedale, aveva la scabbia e voleva a tutti i costi fare il cuciniere. Un mattino, era entrato nella tana e mi ero appena sdraiato sulla paglia, egli fece girare lentamente la sicura del mio moschetto, che avevo appeso ad un chiodo su un palo di sostegno e, mentre parlava con i suoi compagni, fece partire il colpo: in direzione della canna teneva il piede. Però aveva calcolato male e si forò soltanto la sporgenza della suola. Non dissi nulla, solo lo guardai e gli feci capire che avevo intuito cosa intendesse fare. Il giorno dopo, mentre era solo e stava uscendo per andare nella postazione a fare il suo turno di vedetta, così raccontò, partì un colpo dal suo fucile che gli passò da parte a parte un piede. Il tenete lo fece trasportare all'ospedale, nessuno immaginò la verità. Due giorni dopo, durante l'attacco dei russi, parlai di questo al tenente.-Vedete,-gli dissi- non poteva più restare con noi; aveva troppa paura-. Ora quest'alpino vivrà tranquillamente al suo paese e si prenderà la pensione.

sabato 12 marzo 2011

Il mio passo significativo riguardo "Un anno sull'altipiano"

Trovai il babbo molto invecchiato. Lo avevo sempre creduto un uomo forte. Mi accorsi subito che non era più lo stesso. Egli era depresso e non nascondeva il suo scoraggiamento. Noi eravamo i soli figli e tutti e due in fanteria. Non si faceva più illusioni. Non sperava che noi potessimo rientrare sani e salvi dalla guerra. Aveva trascurato i suoi affari. Rividi la vecchia e grande casa di campagna, un tempo tanto piena di vita, quasi deserta.
La mamma mi parve più coraggiosa. Io le avevo mandato spesso delle lettere, impostate nelle città delle retrovie, che le facevano credere che io fossi al sicuro. Ma i soldati feriti del mio reggimento raccontavano di combattimenti che avevamo fatto assieme, distruggendo, così, in gran parte, i risultati dei miei espedienti. Non pertanto, sembrava piena di fiducia ed era lei che animava anche il babbo.

passo significativo del libro "un anno sull'altipiano"

La porta di casa era ancora aperta, entrai e gridai: “Mamma, ho dimenticato il frustino.” Al centro della sala, accanto ad una sedia rovesciata, la mamma era accasciata sul pavimento, in singhiozzi. Io la raccolsi, l’aiutai a sollevarsi. Ma non si reggeva più da sola, tanto, in pochi istanti, si era disfatta. Tentai di dirle parole di conforto, ma si struggeva in lacrime.

venerdì 11 marzo 2011

passo significativo sul libro "Il sergente nella neve"

E tanti e tanti altri dormono nei campi di grano e di papaveri e tra le erbe fiorite della steppa assieme ai vecchi delle leggende di Gogol e di Gorky. E quei pochi che siamo rimasti dove siamo ora ?